Riflessioni sulla didattica a distanza

di Filippo Citterio

La didattica a distanza. Quanto se ne è parlato, quanto se ne è scritto, quanto se ne è discusso. Peccato non lo si sia fatto a sufficienza, o, per lo meno, non a sufficienza dove aveva senso parlarne.

Ne abbiamo discusso abbondantemente in classe, al bar, in chat, con videochiamate, passeggiando per il centro, davanti ad un gelato, quando ancora si poteva ed era la stagione. Ma non si è fatto a sufficienza nelle sedi del governo, tra i ministri, nei consigli. Si è fatto, e non lo dubito, non a sufficienza, e non credo il contrario.

Da studente, questo vuole essere un appello a tutti quelli che hanno la possibilità, perché gli è stata conferita da tutti noi, di operare delle scelte e prendere decisioni in questo ambito. Perchè di questo si tratta, prendere decisioni. E la scelta di farci stare tutti a casa non è molto degna d’esser chiamata scelta, credo sia più definibile comodità, utile, procrastinazione di un grande problema, difficoltà nell’ammissione di un errore, sottovalutazione dell’enorme bisogno che ha il nostro paese di scuola. Abbiamo senz’altro bisogno di star bene, lavorare, sostentarci; ma credo che abbiamo bisogno anche di studiare, imparare, apprendere.

L’Italia ha una Costituzione che garantisce e tutela il sacrosanto diritto allo studio, al pari di quello alla salute e al lavoro. In uno stato che non garantisce e tutela questo diritto io non ci voglio vivere. Che non si riesca a tutelare qualcosa perché ci troviamo in una condizione d’emergenza è anche in un certo senso comprensibile, che questo diritto non venga tutelato perchè non si abbia provato a farlo o lo si abbia fatto in maniera assolutamente insufficiente, ecco questo non è per nulla tollerabile.

Posso citare tante, troppe cause, a partire dall’inadempienza dei trasporti, che non hanno reso possibile continuare a studiare sui banchi di scuola, con un rapporto fisico e umano con il docente, con l’empatia dell’essere umano, in una condizione sociale naturale dell’uomo. Credo che questo appello sia condiviso da tanti studenti e docenti che si sono visti trattati come ultimi in una scala al cui apice è sempre stato il consumismo, lo shopping, il nuovo smartphone.

Credo che ci siano tante possibilità di permettere lo studio in presenza, non senza vagliare la possibilità di una didattica digitale integrata, integrata si, ma integrata alla didattica in presenza che era e resta il miglior modo per apprendere, sperimentarsi e crescere.

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