Lucia Azzolina nel paese delle meraviglie

di Federico Savignano

Le scuole sono state chiuse per la prima volta il 4 marzo. Prima dei centri estetici e di molti altri negozi non esattamente vitali. Secondo il governo farsi le unghie è più importante del diritto all’Istruzione. Come possono coloro che sono al governo criticare i movimenti di destra per il loro autoritarismo neofascista quando il loro liberalismo capitalistico alla fai-quello-che-ti-pare-basta-che-sei-ricco non è altro che sabbia negli ingranaggi dell’apparato più importante della macchina dello Stato?

L’istruzione dovrebbe essere la prima priorità. Un’istruzione povera è sintomo di uno Stato che se non è povero è cieco, stupido o malvagio. Non essendo povero, non restano che le altre opzioni: stupido e cieco come chi sta al potere, malvagio come i burattinai che lo gestiscono. Se lo stato non guarda più in là di dopodomani, alle prossime generazioni che si troveranno a che fare con il pessimo lavoro di chi oggi controlla l’economia e l’opinione pubblica, non avremo molte speranze.

Premesso questo, dal 4 marzo a fine maggio, la Azzolina è stata impegnata a confondere i maturandi su tutto ciò che riguarda il loro esame. Da giugno ad agosto si è sentita in dovere di rilasciare dichiarazioni su quanto Conte sia sacrosanto, bravissimo e bellissimo. Poi siamo arrivati a settembre. Quel giorno dal ministero, tutta Roma ha sentito provenire un “Oh cazzo!”. Come degli studenti, che lei si è divertita a prendere per i fondelli, che scoprono di una verifica il giorno prima, la Azzolina, per mesi, durante il lockdown, per quanto riguarda la riapertura delle scuole, non ha preparato un cazzo.

Così i presidi si sono trovati di punto in bianco ad essere i padri padroni della propria scuola, per mancanza di un vero governo. Le loro circolari sono diventate improvvisamente parola divina in mancanza d’altro e quando incontravano studenti essi si inchinavano ed esclamavano “Sieg Heil!”. Alcuni presidi hanno gestito bene la situazione, altri meno, spesso non per loro colpa.

Ciò non basta, la ministra Azzolina ha dovuto anche affrontare il problema delle aule con brillante intelligenza, al quesito: “Il preside ha un’aula di 20 metri quadrati. La classe è di 30 studenti. Quanti metri quadrati può avere ogni studente?” ha risposto con il suo decreto limitandosi a dire che gli studenti dovevano rimanere “a distanza di un metro l’uno dall’altro” “No, Lucia, la risposta ad un simile problema non è il distanziamento di un metro, la risposta corretta è: non c’è abbastanza spazio.” Ma ormai la legge era fatta e guai a farla bene.

“La guerra è pace, La libertà è schiavitù, L’ignoranza è forza. Gli studenti sono distanziati”. Tratto da “2020” di George Orwell.

Se la legge dice che gli alberi sono blu, o che due più due fa cinque, o che gli studenti dovrebbero essere distanziati quando gli studenti non hanno lo spazio per essere distanziati, la legge conta nulla di più di un po’ di carta da culo.

Questa non è filosofia lontana da noi. Ogni studente è dovuto passare per i mezzi pubblici affollati, le classi gelide per le finestre aperte, le mascherine che tengono l’utente in apnea per le ore di lezione. Lo Stato sembra lontano, lo Stato sembra intoccabile, lo Stato sembra solo un mangiatasse. Ma se non ci frega di ciò che fa lo Stato, amici miei, lo Stato ci fregherà.

Il governo è incapace. La pace non è guerra. La schiavitù non è libertà. La forza non è ignoranza. E ovviamente, gli studenti non sono distanziati.

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