Papa o non Papa?

di Vittorio Savini

Ieri è uscito un articolo del compagno Simone Ciabattoni in cui, partendo da alcune riflessioni sulla situazione attuale si indicava la necessità e la possibilità di un nuovo sistema e di un nuovo mondo e ritrovando in Papa Francesco una figura positiva per l’inizio di questo cambiamento.

Seppure il ragionamento può essere per certi aspetti condivisibile mi trovo contrario e critico su diverse altre sfaccettature di questo modo di pensare.

Sono d’accordo che è stata del tutto inaspettata la diffusione pandemica di questo virus, come mi ritrovo nel dire che il nostro sistema di vita ha sicuramente influito, ma cosa intendiamo con nostro? Se per nostro intendiamo “noi, nuove generazioni”, noi che abbiamo ricevuto un mondo martoriato da guerre e scelte economiche finalizzate al capitalismo sfrenato senza tener conto di null’altro che il denaro, allora non si tratta del nostro modello di vita ma dell’unico modello di vita che conosciamo.

Quand’è che noi abbiamo vissuto al di sopra di sopra delle nostre possibilità: quando chi è venuto prima di noi ha goduto di uno Stato sociale frutto di anni di lotte, in alcuni casi godendo di misure populiste come le baby pensioni, non esitando poi ad abrogare tutto ciò, lasciandoci con un pugno di mosche? Quando ci siamo ritrovati a lottare contro i danni causati da chi, negli anni precedenti ha agito ignorando il concetto di sostenibilità?

La nostra generazione si ritrova a combattere per non vedere morire il proprio pianeta e per fare in modo che il suo futuro sia garantito. Io questo non lo vedo come un vivere al di sopra delle proprie possibilità.

Non sono nemmeno d’accordo che il papa possa essere una figura così positiva e affine alla nostra causa.

Nonostante si possano riconoscere dei lati assolutamente “progressisti” di questo pontefice è necessario notare ancora una chiusura su certe tematiche come l’aborto o l’eutanasia.

Bisogna tenere in considerazione che la posizione del papa non corrisponde a quella dei fedeli ne a quella della chiesa intesa come clero; per queste ultime due la posizione ben radicata è rimasta quella che proponeva Giovanni Paolo II: che bollava l’omosessualità, l’aborto, il divorzio, l’eutanasia come “culto della morte”, che si poneva contrario al sacerdozio femminile e al celibato del clero; un po’ di questo modo di pensare è rimasto dato che questo papa si è comunque schierato contro la teologia della liberazione.

Papa Francesco è stato anche diverse volte fuorviante verso il comunismo: quando si recò nel 2019 in Romania, infatti, condannò il “regime autoritario e ateo”, senza dirlo chiaramente ma facendo riferimento al comunismo.

Una persona come lui che ha vissuto l’Argentina del regime di Perón e le lotte in Sud America dovrebbe essere serio nel fare una distinzione tra quello che è il comunismo e la sua lotta e quella che è una sua deformazione, riflettendo anche sul fatto che il termine “regime autoritario ateo” perde di significato e valenza quando sono esistiti ed esistono molte dittature e regimi basati sulla religione.

Sono convinto inoltre che si debba smettere di cercare un sostegno e un appoggio dall’alto, tanto meno ritrovarsi in una figura che alla fine si rivela essere il “meno peggio”.

Perché ragionare nell’ottica del meno peggio ha portato ad una deformazione del concetto di sinistra, che nel tempo il Partito Democratico ha trasformato da una serie di lotte concrete e ampie a un serie di proteste ideali e più che altro relative a (pochi) diritti civili riducendosi ad una parvenza di stato di welfare e dimenticando completamente i diritti dei lavoratori e delle categorie deboli, e alla deriva nel liberalismo. Grazie alla politica del meno peggio oggi ci vediamo messi da parte a favore di un PD che diventa un “portavoce dei valori della sinistra”, parliamo però di un partito che ha tradito le sue lotte iniziali, che si è alleato con quelli che un tempo erano i suoi nemici, che pretende di definirsi socialdemocratico ma non combatte per il salario minimo o proposte concrete di stato sociale e che non mette in dubbio minimamente il Patto atlantico.

Legarci a figure del genere in nome del compromesso vorrebbe dire diluirci ulteriormente in una corrente di pensiero che non ci rappresenta davvero e che non ci appartiene.

La lotta e la ricostruzione della sinistra radicale deve nascere e formarsi dal basso, non dall’alto e non da un’interpretazione di uno “pseudo-endorsment” da qualche figura influente e importante.

La ricostruzione della sinistra riparte con la presenza sul territorio, nella vita e nei problemi delle persone e nella lotta alle ingiustizie e ai soprusi del nostro sistema, non attaccandosi stretti stretti i pochi rimasti ad una figura che rappresenta il compromesso.

Questa pandemia dimostra inequivocabilmente le contraddizioni e debolezze del nostro sistema; di uno Stato che negli anni ha tagliato la sanità e l’istruzione e che, dove ha affidato servizi rilevanti al settore privato, ha sancito la condanna dei meno abbienti e dei più deboli, ma anche quelle di un mondo che dal punto di vista sociale è costretto a rimettere in discussione un intero modello e stile di vita e dal punto di vista economico-speculativo trema sperando che l’economia americana non ceda trascinando tutti gli altri in una crisi globale.

L’attuale stato di cose ha inoltre dimostrato la pochezza di contenuti e concetti dei movimenti populisti e sovranisti che sono forse la più grande minaccia al sistema democratico poiché sono custodi di un modo di pensare reazionario e fascista. Quest’ultimi, dove sono al governo, si rivelano incapaci di gestire il bene pubblico, basti pensare a Trump e a Bolsonaro, e si trasformano in vere e proprie dittature, come sta accadendo in Ungheria, mentre negli stati in cui si trovano all’opposizione (come in Austria, in Germania, ma soprattutto in Italia), non più forti delle sparate da piazza, crollano nei sondaggi.

Si tratta quindi di un periodo da sfruttare per noi, che possiamo davvero dimostrare le problematiche di questi due modelli di politica e di Stato rilanciando una alternativa di sinistra ad entrambi.

Per concludere: papa o non papa? Non papa, grazie.

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