Il sogno di Genova oggi (come ieri) diventa necessità di sopravvivenza

Papa Francesco ci insegna che dobbiamo continuare a lottare

di Simone Ciabattoni

Chi avrebbe mai pensato che ad un certo punto della propria vita avremmo dovuto combattere contro un nemico di tale portata. Una particella submicroscopica invisibile che sta sconvolgendo il mondo. Certamente non siamo preparati nel fronteggiare una simile situazione. Eravamo pronti a tutto persin alla guerra nucleare più la lancetta si avvicina alla mezzanotte, maggiore è la probabilità che scoppi una guerra nucleare hanno affermato pochi mesi fa gli scienziati aggiornando il c.d. Orologio dell’Apocalisse.

Eravamo pronti ad affrontare un disastro climatico ; per questo siamo stati positivamente scossi dall’impegno dimostrato da Greta e dai ragazzi di Friday For Future che hanno gridato al mondo intero dell’irreversibilità del cambiamento climatico.

Il virus si è diffuso così rapidamente che non ci siamo resi conto della gravità della situazione.

Ma siamo sicuri che il nostro modello di vita non abbia influito alla sua propagazione? Sembra più una domanda retorica che una reale necessità di inchiesta. Ovviamente si. Abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità, abbiamo ridotto a cenere tutto ciò che ci serviva per la nostra sopravvivenza senza imporci un limite di crescita. Abbiamo anteposto alla tutela della vita, la ricerca continua dell’interesse economico-finanziario. La globalizzazione è la causa di tutto questo. C’é chi vent’anni fa ha provato a ergersi al di sopra del pensiero comune neoliberista ma é stato spazzato via così come il sogno di un reale cambiamento. Quel sogno oggi (come ieri) diventa necessità di sopravvivenza. Sopravvivenza dell’intera umanità.

Le strade di Genova 2001 percorse da centinaia di migliaia di persone avevano come bussola “un altro mondo é possibile”. Tutto questo non solo é stato ignorato ma violentemente silenziato ed annientato. Oggi, vent’anni dopo, dobbiamo riproporre con forza al mondo,le ragioni del nostro orientamento politico, sociale, ambientale, culturale.

Dovrebbe farlo la sinistra, i ragazzi e le ragazze di Genova ma sappiamo che così purtroppo non può essere. Non può essere perché siamo ridotti al lumicino senza più essere percepiti come utili ad invertire lo stato di cose presenti. E questo è un dato di fatto non certamente un tentativo di sottovalutare o peggio ancora ignorare chi ancora, a sinistra, nonostante le difficoltà quotidiane resiste e lotta contro questo sistema.

Chi può essere allora protagonista nel parlare alle coscienze della gente? Certamente in questi anni Papa Francesco ha saputo parlare un linguaggio universale e ha dimostrato, per usare le parole di Fausto Bertinotti di essere un rivoluzionario che resiste all’aria del tempo.

Ovviamente la mia è una provocazione, sarei ingeneroso dei ruoli ricoperti da ciascuno, ma la forza dei suoi messaggi si rivela ogni giorno, necessaria per la salvezza dell’umanità.

A partire dall’Enciclica a difesa dell’ambiente Laudato si alle parole contro la “globalizzazione dell’indifferenza”, del dio denaro che scavalca la tutela della vita, fino ad arrivare alla proposta di un reddito universale di dignità.

Ecco, quell’aria e quel tempo che hanno purtroppo fatto male alla sinistra ma hanno permesso a Francesco di operare un forte cambiamento della sua Chiesa siano da esempio per tutti noi.

Come ho già avuto modo di scrivere in diverse occasioni, nulla potrà tornare come prima, nulla deve tornare come prima.

Portiamo indietro le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse.

Il dibattito prosegue con la replica “Papa o non papa?” di Vittorio Savini.

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